Pioggia e sole

Hai mai pensato che tutto questo sarebbe potuto accadere davvero? Ti sei mai chiesto se questo vento potente che ci sbatte e rialza possa esistere davvero? Mi chiedo se sia possibile che ci basti cosi poco a risanarci senza mai mutare il tempo, i luoghi, tutto impassibile eppure violento e frenetico. Paurosa incompatibilità e spensierata contraddizione di qualcosa che di reale ha troppo poco. Le domande mi tormentano e le risposte a cui do alla testa, forse danno alla testa più a te. Che come pioggia in autunno affoghi con calma nella tua terra umida, che come sole più puro d’estate colori la mia polvere dell’anima.

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La morte più viva di sempre

Ero in una nuova vita

E tu dovevi rimanere in quella vecchia.

Ero in una nuova vita

E tu non potevi rimanere in quella vecchia.

Ero in una vita nuova

Ma le tue consonanti taglienti rimanevano

anche in questa.

Volevo una vita nuova,

Ma senza le tue vocali sarebbe appassita.

Di nuovo.

Volevo una vita nuova

Ma mi dicevano che non c’è vita senza morte.

Non volevo una vita vecchia

Ma tu sei la morte più viva di sempre

E senza le tue parole

Appassisco.

Quegli strani

Non parlo. Non capireste.

Ho la testa più inafferrabile di un disco sulle sabbie mobili.

Ci provo a essere frivola, ci provo sempre, ma non è mai troppo da me.

Non parlo. Non mi capireste. Ho il cuore più strano della gente che ti fissa in mezzo alla strada.

E io, in fondo, quegli strani li capisco.

Si perdono negli occhi,

sulle labbra,

in mezzo alle ciocche morbide che vi contornano il viso.

Sono curiosi.

Forse un po’ troppo.

Ma li capisco.

La loro vita non gli basta e sono attratti da tutta la vostra pienezza.

Ma come si fa ad essere così pieni?

Qualcuno avrebbe dovuto insegnarglielo da bambini,

a quegli strani.

Così avrebbero potuto anche loro esser felici.

Non tutti lo sanno cosa significa costantemente cercare.

Cercare di non affogare,

invece di galleggiare con il sole pieno in viso

Come voi.

Quegli strani si.

Loro vivono la loro linea

con un occhio sott’acqua e uno in superficie

Colgono la tenebra e il bagliore e,

forse,

è questo che li rendi strani.

Voi no.

Voi non siete strani, siete attori.

Attori e attrici di un film in bianco e nero

che vi fa stelle

Ma in realtà,

non siete che ombre sulla pellicola.

Esperimento

Ti piaceva inondarmi il cuore

Poi strizzarlo

buttarlo fra le fiamme

Ti piaceva farlo impazzire

come fanno i dottori con i matti

Quelli dei manicomi

Che sperimentano

Tagliano

Cuciono

Ti fanno a pezzi

pezzi magnetici

costantemente attratti

da calamita

ferro al posto dell’anima

di un anima nera

come carbone

Intrinseca e contorta

da entrare nella mente

e rivoluzionarla

senza regole

senza spiegazioni

mentre rimango in silenzio

inerme da riscatto

mentre tu ormai

sei già via.

Sicurezza

Lo caratterizzava un pessimismo unico nel suo genere, un pessimismo strano, qualcosa che riusciva a sparire solo quando il conforto usciva dalle labbra di lei. Era spaventato, aveva perennemente paura di un mostro della mente che avrebbe potuto inghiottirlo e non vomitarlo mai più. Eppure quel conforto riusciva sempre a frenarlo, a renderlo lucido e chiaro, e sapeva dove andare, conosceva la strada. Non avrebbero mai potuto perdersi insieme. Lui e lei erano le strade ininterrotte di una sicurezza senza limite.

Il male che risana


Cominci a farti spazio in questa anima e finalmente c’è sollievo nel vedermi felice nello spazio stretto che chiami cuore. È strano come le membra siano di già abituate a chi da poco è riuscito ad intrufolarsi in queste fibre sfilacciate che tante volte un’anima strana mi aveva lacerato. E ora qui come mare mi disinfetti e bruci e fai male, di quel male che risana, che ti ricostruisce, come sabbia fresca sui piedi all’alba, vento caldo in faccia a mezzo dì e acqua fredda addosso alla fine del giorno. E ora c’è paura, tanta paura che tutto possa tornare al punto di origine, paura che a volte preferisci sentire note, che voci rumorose non fanno altro che irritarti, che come le domande appena sveglio poi ti penti di non aver risposto, che la gomma si appiccica alla suola mentre cammini distratto per le strade già conosciute, mentre incroci gli occhi già saputi. E i semafori sono tutti rossi, quasi quanto gli occhi tuoi quando stai per scoppiare, che i sorrisi che fanno questi altri tu non li riesci a sentire, che non sono belli quanto i tuoi e quindi io posso solo scriverne i contorni.